Bismantova

Non mi rimane facile ritornare a scrivere un post dopo tanto tempo, il viaggio attraverso le Alpi oramai ha finito i suoi effetti e siamo rientrati nella routine quotidiana. Questo fine settimana lungo ci aiuta a fuggire di nuovo dal lavoro e ritornare a spasso per l’italia, decidiamo di visitare la pietra di Bismantova un bel promontorio di calcarenite che si erge dall’appennino reggiano.GNAP4915 Partiamo il sabato mattina presto e dopo quattro ore di viaggio tranquillo arriviamo a destinazione, il meteo è clemente e ci fa godere un pomeriggio di bouldering tra i massi ai piedi della parete. Verso sera però si mette a piovere giusto in tempo per trovare un grazioso b&b a Castelnovo ‘ne Monti per evitare di pernottare in tenda sotto la pioggia, e il primo giorno è andato nel miglior modo possibile: viaggio tranquillo, un po’ di boulder e infine una bella dormita comoda. bismantova-8659.jpgIl secondo giorno invece decidiamo di fare la ferrata degli alpini aspettando che le vie si asciughino un po’ e in cinque minuti dal parcheggio siamo all’attacco della via che in circa un oretta ci porta in cima alla pietra direttamente nel settore dove alcuni ragazzi stanno piazzando delle highline e Lorenzo già non vede l’ora di andare a provarle a farci due passi, ma questo desiderio che rimanderemo al giorno successivo svanirà nella nebbia.

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175m di linea!

Ritorniamo al parcheggio mangiamo qualcosa e prendiamo le corde e diamo l’attacco alle vie della Pietra di Bismantova. Come al solito non all’inizio ma dopo un leggero e necessario rodaggio sul modo di arrampicare prendiamo il via e iniziamo a divertirci su questa roccia molto particolare e non proprio adatta a essere scalata con l’umidità post-pioggia. Arriviamo al momento della birra e non abbiamo ancora deciso come pernottare, il prato in piano in cima alla Pietra sembra perfetto quindi facciamo cena al rifugio e con gli zaini pronti ci prepariamo a salire dopo aver mangiato. Appena usciamo dal ristorante un bel acquazzone ci sorprende e ci obbliga a cambiare i piani, ora comincia il divertimento. Durante il giorno abbiamo cercato qualche riparo per la notte, anche nel vicino cantiere dell’eremo che nell’emergenza poteva essere un opzione da valutare, ma entrando in una stanza piena di puntelli e un paio di confessionali “qualcuno” si è opposto vivamente facendoci optare per il piano b, ovvero: trovare una tettoia illuminata (distributore di benzina); svuotare tutto il furgone e cercare di far spazio per quattro letti; rimettere tutto dentro e parcheggiare in piano.

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buongiorno!

Ovviamente dormire in uno spazio molto ridotto e in tanti non è una cosa molto ergonomica ma almeno non abbiamo dovuto passare la notte a schivare fulmini e gocce d’acqua per montare le tende e cercare di farle stare attaccate al terreno.  Dopo questa fragorosa dormita la mattina ci svegliamo in una nuvola che avvolge tutta la pietra e ci costringe a spostarci verso casa, così raccogliamo tutto e  ci dirigiamo verso il Furlo per trascorrere l’ultimo giorno di questa breve avventura .

 

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